Il signor Burns e la sua immagine impopolare
16 settembre 2009
Oggi non parlerò di politica. L’altro giorno, in quei pochi minuti di relax che riesco a concedermi, mi sono imbattuto in un episodio bellissimo dei Simpson, il fortunato cartone animato che è ormai storia. L’episodio in questione, numero 22 della quindicesima stagione, vede protagonista il signor Burns, che scopre di non essere popolare quanto credeva. Dopo un incidente in montagna tutti credono sia morto, ma nessuno lo elogia o lo ricorda come lui avrebbe voluto. Così decide di guadagnarsi il favore del popolo e dell’informazione… Comprandosi tutto ciò che è informazione.

Acquista il canale di informazione popolare, il tg presentato da Kent Brockman, che inizia a parlare bene di lui quando prima sparava a zero sulla sua morte. E non solo. Acquista anche il canale che trasmette Grattachecca e Fichetto, e fa produrre episodi in cui i due personaggi dei cartoni animati elogiano l’energia nucleare, che, come ben sapete, è il campo del signor Burns.
Tutti iniziano a parlar bene e del signor Burns. Prima lo odiavano, e forse continuano a odiarlo, ma improvvisamente nessuno ci fa più caso perché l’opinione di massa è stata inquinata. E lui, non volendo fare buone azioni per guadagnarsi il rispetto, lo compra, e nella sua avidità, non ha rimpianti e dorme proprio bene la notte.
La sua immagine è dettata da lui stesso. Io di me potrei dire tutto, ma in realtà sono i fatti ciò che fanno una persona. In questo modo, lui fa, e si sente la libertà di fare, tutto ciò che vuole, che tanto può nascondere, evitare di dire, manipolare e abbellire con bugie tutto ciò che vuole, in modo che l’opinione pubblica venga illusa dal suo falso faccino sorridente. Lui è la vittima. Lui è il messia. Lui non fa sesso da anni. Lui ha un superpisello. Ah, scusate. Stavamo parlando sei Simpson, ma mi sono distratto un po’.
Tutti contro tutti
14 settembre 2009
“Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano, stuprano, uccidono (…) Il popolo è minorenne, ia Nazione malata: ad altri spetta il compito di curare ed educare. A noi il dovere di reprimere. La repressione è il nostro credo: Repressione e Civiltà. (..) Noi vogliamo ripulire l’italia dal marcio che vi si annida, vogliamo riportare una ferrea disciplina in tutta la Nazione.”
Queste sono alcune delle parole che scrive Gaetano Saya, ispiratore politico della Guardia Nazionale Italiana, le cosiddette ‘Ronde Nere’, che dallo scorso 2 luglio, grazie al nuovo decreto sicurezza, ha le carte in regola per diventare una Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale), operativa su tutto il territorio nazionale, con compiti di ‘protezione civile’. Una realtà a cui hanno aderito circa 2000 persone, realtà che rischia di dare il via a una escalation di scontri tra le varie ‘comunità’ con le rispettive idee di sicurezza. Gli aderenti, provengono quasi tutti dalle forze dell’ordine e dall’esercito, vestono camicie grigie con cinturoni e spallacci neri, cravatte nere e pantaloni e basco grigio, con il simbolo dell’organizzazione, l’aquila imperiale. Al braccio portano una fascia nera con la ‘ruota solare’ e il loro equipaggiamento prevede elmetto, anfibi, guanti di pelle, e una torcia, ma una torcia particolare, infatti è elettrica, di metallo nero. Sono ostinati e convinti nel loro intento, ovvero ‘ripulire l’italia dal marciume che nasconde’ giurando fedeltà al loro ‘capo’ anche a costo ‘della morte’. La presentazione di questo movimento, avvenuta il 13 giugno a Milano, in concomitanza del primo convegno dell’MSI- Destra Nazionale ha provocato reazioni diverse. ‘Folklore’, ‘buffonata’, una sorta di amarcord delirante ma c’è anche chi, invece, le sente come utili e effettivamente protettive ‘se si limitano a telefonare, che male c’è? Ben vengano semmai!’
Il buon senso a questo punto mi porta a dire: ma c’è davvero bisogno di un tale travestimento (pseudo manganello incluso) per fare una SEMPLICE telefonata? Io azzarderei un no, ma fate voi.
Il dato comunque allarmante è la nota squadristica e propagandistica di questo movimento e il non coglierne il reale significato vuol dire non avere bene chiaro quello che sta succedendo. Queste persone hanno simboli, slogan, divise e un chiaro messaggio, ovvero quello di dominio. Il dominio parte da un desiderio di violenza, la cui unica risposta sta nella sottomissione. Sottomissione si, ma di chi? Di tutto quello che secondo loro altera il clima di benessere e di sicurezza presente nei loro micro-mondi (felici). Molto spesso, coloro che commettono atti di violenza contro extracomunitari, li definiscono ‘negri bastardi’, ‘schifosi zingari’, ‘animali’.
Animali, bestie: non-persone insomma, qualcosa da eliminare su un territorio tecnicamente inquinato. La psicologia di queste ronde è di per se molto anarchica, (a mio avviso) e il che è paradossale: io decido cosa è nocivo per la comunità e mi adopero per proteggerla senza fondamentalmente interessarmi a capire se quello che da noia a me da effettivamente noia anche a te’. Quando lessi per la prima volta delle ronde, pensai ad una società testosteronica, società dove l’uomo si autoproclama capo di un eventuale gruppo di uomini (aimè meno testosteronici) che combatte il diverso, per ristabilire una situazione di ‘calma’. Tutto questo grazie alla politica di paura e di repressione attuata dalla Lega, (meno male che Bossi c’è) ma permessa e mai ostacolata dallo Psico-pedo-porno-duce. Grazie di cuore, non solo ci fai deridere dal mondo per il tuo comportamento dubbio e discutibile riguardo la tua vita personale, ma permetti che il fuoco dell’odio razziale bruci indisturbato, provocando danni enormi alla comunità nella sua totalità. Grazie davvero.
Intervista alla lolita nostrana
11 settembre 2009
Domenica 6 settembre, non so precisamente a che ora, Sky TG24 ha trasmesso un’intervista a Noemi Letizia, la giovane diciottenne napoletana protagonista femminile dello scandalo che portò Veronica Lario, allora moglie di Berlusconi, a chiedere il divorzio da lui. Dopo che il premier andò alla festa di compleanno dei diciotto anni della signorina Letizia, infatti, la moglie scoppiò a quella che parve essere la goccia che fece traboccare il vaso, fatto di anni di festini, escort e bugie. Oggi, dopo mesi, nonostante le domande rivoltagli da Repubblica, non è ancora chiaro come sia andata la faccenda. Ci sono state ricerche, ma fatti certi non ce ne sono. O sì, ma non si sanno. Questo anche grazie alla mala informazione che c’è stata dietro il caso, pubblicato in prima pagina in tutto il mondo, mentre qui in Italia quasi totalmente ignorato dalla massa.
Sapevo dell”intervista di ieri a Noemi Letizia, ma ho voluto ignorarla di proposito. Infatti, ultimamente mi incazzo solo un po’ troppo sapendo di certe cose, sentendomi inutile e alquanto piccolo. Stamattina, però, una mia cara amica mi ha scritto, indignata, e linkandomi i video dell’intervista. Li ho visti, e così eccomi qua. Tremate, sì.
Inquinate le acque alla fonte (della Disinformazione)
10 settembre 2009
La storia rimane sempre la stessa, pare proprio che più si va avanti, meno si capisce cosa si deve fare e (nel caso) come poterlo fare. Molto spesso però, il degrado sociale, non nasce dalla voglia comune di evasione, una sorta di ribellione a metà tra la cultura hippie e quella sessantottina, ma dal totale disfacimento della cultura. Si fanno riforme, i governi adorano le riforme, tagliano e cuciono, ditruggono tutto ciò che la legislatura precedente ha fatto tutto perchè, prese in mano le redini di un paese si deve fare tabula rasa e ricostruire. Grazie a tutto questo l’italiano medio rimane lo stesso (ignorante) di sempre. Fa gli stessi errori di qualche decennio fa (azzardiamo pure il secolo scorso), senza rendersi bene conto di quanto in basso sia caduto. Si perchè di fondo, l’italiano medio per potersi difendere dalle angherie e dalle umiliazioni a cui ogni giorno viene sottoposto (grazie anche a te Pornoduce) dovrebbe studiare, ma studiare è una parola faticosa, quindi la trasformo: informarsi. L’informazione è la difesa del popolo, informazione che spesso è scomoda e si censusa e se non si censura, magia, si manipola. Non vorrei parlare espressamente del PornoDuce ma in generale dei detentori della cultura, che non dispensano cultura. Parliamo per esempio dei Media. Ora, i mezzi di comunicazione dovrebbero essere pubblici, e quanto si parla pubblico si parla di qualcosa che appartiene alla comunità nella sua totalità. Bene. Allora perchè TU, televisione, radio piuttosto che giornale non ci dite cosa succede nel mondo se nasci appositamente con questo obiettivo? Ok, chiedo troppo, il mondo è il mondo, troppe cose succedono e possono sfuggirtene tante allora perchè non ci dite cosa succede davvero in italia? Il Pornoduce è sempre in prima pagina, è vero, ma non si parla delle cose che dovrebbe fare ma solo di quelle che non avrebbe dovuto fare (o dire). L’Abruzzo? La ‘questione napoletana’ dei rifiuti? L’immagrazione? La crisi? cioè, tanto per citare i più famosi.
Ah, no giusto, la Marcegaglia ha dichiarato in questi giorni che ormai siamo fuori dalla crisi eh, tranquilli, cioè nel 2010 staremo tutti bene, e vedremo una microscopica impennata del PIL, nel frattempo però, chiudono aziende e la gente stermina la famiglia perchè non sa come andare avanti, ma cioè dai, siamo avanti noi. Negli altri paesi si fa la corsa per informare, per dare a tutti gli strumenti tali da poter, nel loro piccolo, contribuire al miglioramento di una situazione assolutamente incerta, noi ci limitiamo a sapere che Clooney va a spasso con la nuova dama di compagnia (adesso possiamo vantarci nel mondo per aver esportato pasta & pizza, mafia, Carlà e la tenera Elisabetta) e a sentire una neomaggiorenne parlare delle festine organizzate con l’innominabile. Sarà il troppo caffè di oggi a rendermi nervosa, ma davvero non se ne può più di cazzate. Touchè.
Nient’altro che la verità
9 settembre 2009
Questi sono tempi in cui abbiamo un estremo bisogno di sapere cosa vuole il popolo. Che la sua sia un’opinione da sporco fascista o da sporco comunista non importa, però c’è bisogno di dimostrare che le arterie d’asfalto dell’Italia non siano popolate solo da mafiosi, camorristi o puttanieri. Sorrido felice pensando che forse qualcosa si sta muovendo. Nel senso, che forse tutti noi stiamo capendo la campagna diffamatoria che il premier ha intrapreso contro l’informazione italiana. Quella rimasta, se non altro, che nonostante sia un’informazione di sinistra, si può dire che almeno non pubblicizza quello che sembra ormai un regime ademocratico come fanno i suoi giornali.
Con la denuncia del Silvietto alle domande di Repubblica è iniziata una campagna che sembra aver colpito più e più italiani che si erano rotti del fascismo di cui siamo vittime. Infatti, finalmente abbiamo capito che i giornali lavorano per noi. Finalmente abbiamo capito che i giornali vogliono una repubblica basata sull’eguaglianza (che non si chiama comunismo ma rispetto), sulle norme della costituzione ma soprattutto vogliono finalmente una vera repubblica democratica. Non di un dittatore, un politico imprenditore, corrotto e pappone. Non della chiesa. Non di un razzista paraplegico, non di un terrone né di un mafioso. Ma bensì, i giornali vogliono che la repubblica democratica sia nostra, del popolo.
E finalmente l’abbiamo capito con l’idea di urlare “Silvio denuncia anche me”. Infatti sì, perché oltre al diritto di informazione, del libero arbitrio senza che si parli di diffamazione, bisogna anche tenere in mente che i giornali, gente, parlano per noi. Se viene denunciata la Repubblica, se viene citata in giudizio una giornalista dell’Unità, voglio essere citato anche io in giudizio. Ma che non si parli diffamazione ma di “colpevole di sincerità”. Perché è schifosamente inconcepibile che un uomo della sua carica si permetta, non solo di non chiarire una faccenda alquanto grave, ma anche di dire a me, libero cittadino italiano che non ho mai sputato sulla costituzione per poi avere la faccia da culo tosto di dire il contrario di fronte ai fatti, che dico bugie e cerco di infangare il suo già sporco nome. Quindi sì, sono colpevole, vostro onore, di dire la verità, nient’altro che la verità. Ora, denuncerai tutte le persone sincere?