Tutti contro tutti
14 settembre 2009
“Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano, stuprano, uccidono (…) Il popolo è minorenne, ia Nazione malata: ad altri spetta il compito di curare ed educare. A noi il dovere di reprimere. La repressione è il nostro credo: Repressione e Civiltà. (..) Noi vogliamo ripulire l’italia dal marcio che vi si annida, vogliamo riportare una ferrea disciplina in tutta la Nazione.”
Queste sono alcune delle parole che scrive Gaetano Saya, ispiratore politico della Guardia Nazionale Italiana, le cosiddette ‘Ronde Nere’, che dallo scorso 2 luglio, grazie al nuovo decreto sicurezza, ha le carte in regola per diventare una Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale), operativa su tutto il territorio nazionale, con compiti di ‘protezione civile’. Una realtà a cui hanno aderito circa 2000 persone, realtà che rischia di dare il via a una escalation di scontri tra le varie ‘comunità’ con le rispettive idee di sicurezza. Gli aderenti, provengono quasi tutti dalle forze dell’ordine e dall’esercito, vestono camicie grigie con cinturoni e spallacci neri, cravatte nere e pantaloni e basco grigio, con il simbolo dell’organizzazione, l’aquila imperiale. Al braccio portano una fascia nera con la ‘ruota solare’ e il loro equipaggiamento prevede elmetto, anfibi, guanti di pelle, e una torcia, ma una torcia particolare, infatti è elettrica, di metallo nero. Sono ostinati e convinti nel loro intento, ovvero ‘ripulire l’italia dal marciume che nasconde’ giurando fedeltà al loro ‘capo’ anche a costo ‘della morte’. La presentazione di questo movimento, avvenuta il 13 giugno a Milano, in concomitanza del primo convegno dell’MSI- Destra Nazionale ha provocato reazioni diverse. ‘Folklore’, ‘buffonata’, una sorta di amarcord delirante ma c’è anche chi, invece, le sente come utili e effettivamente protettive ‘se si limitano a telefonare, che male c’è? Ben vengano semmai!’
Il buon senso a questo punto mi porta a dire: ma c’è davvero bisogno di un tale travestimento (pseudo manganello incluso) per fare una SEMPLICE telefonata? Io azzarderei un no, ma fate voi.
Il dato comunque allarmante è la nota squadristica e propagandistica di questo movimento e il non coglierne il reale significato vuol dire non avere bene chiaro quello che sta succedendo. Queste persone hanno simboli, slogan, divise e un chiaro messaggio, ovvero quello di dominio. Il dominio parte da un desiderio di violenza, la cui unica risposta sta nella sottomissione. Sottomissione si, ma di chi? Di tutto quello che secondo loro altera il clima di benessere e di sicurezza presente nei loro micro-mondi (felici). Molto spesso, coloro che commettono atti di violenza contro extracomunitari, li definiscono ‘negri bastardi’, ‘schifosi zingari’, ‘animali’.
Animali, bestie: non-persone insomma, qualcosa da eliminare su un territorio tecnicamente inquinato. La psicologia di queste ronde è di per se molto anarchica, (a mio avviso) e il che è paradossale: io decido cosa è nocivo per la comunità e mi adopero per proteggerla senza fondamentalmente interessarmi a capire se quello che da noia a me da effettivamente noia anche a te’. Quando lessi per la prima volta delle ronde, pensai ad una società testosteronica, società dove l’uomo si autoproclama capo di un eventuale gruppo di uomini (aimè meno testosteronici) che combatte il diverso, per ristabilire una situazione di ‘calma’. Tutto questo grazie alla politica di paura e di repressione attuata dalla Lega, (meno male che Bossi c’è) ma permessa e mai ostacolata dallo Psico-pedo-porno-duce. Grazie di cuore, non solo ci fai deridere dal mondo per il tuo comportamento dubbio e discutibile riguardo la tua vita personale, ma permetti che il fuoco dell’odio razziale bruci indisturbato, provocando danni enormi alla comunità nella sua totalità. Grazie davvero.
Nient’altro che la verità
9 settembre 2009
Questi sono tempi in cui abbiamo un estremo bisogno di sapere cosa vuole il popolo. Che la sua sia un’opinione da sporco fascista o da sporco comunista non importa, però c’è bisogno di dimostrare che le arterie d’asfalto dell’Italia non siano popolate solo da mafiosi, camorristi o puttanieri. Sorrido felice pensando che forse qualcosa si sta muovendo. Nel senso, che forse tutti noi stiamo capendo la campagna diffamatoria che il premier ha intrapreso contro l’informazione italiana. Quella rimasta, se non altro, che nonostante sia un’informazione di sinistra, si può dire che almeno non pubblicizza quello che sembra ormai un regime ademocratico come fanno i suoi giornali.
Con la denuncia del Silvietto alle domande di Repubblica è iniziata una campagna che sembra aver colpito più e più italiani che si erano rotti del fascismo di cui siamo vittime. Infatti, finalmente abbiamo capito che i giornali lavorano per noi. Finalmente abbiamo capito che i giornali vogliono una repubblica basata sull’eguaglianza (che non si chiama comunismo ma rispetto), sulle norme della costituzione ma soprattutto vogliono finalmente una vera repubblica democratica. Non di un dittatore, un politico imprenditore, corrotto e pappone. Non della chiesa. Non di un razzista paraplegico, non di un terrone né di un mafioso. Ma bensì, i giornali vogliono che la repubblica democratica sia nostra, del popolo.
E finalmente l’abbiamo capito con l’idea di urlare “Silvio denuncia anche me”. Infatti sì, perché oltre al diritto di informazione, del libero arbitrio senza che si parli di diffamazione, bisogna anche tenere in mente che i giornali, gente, parlano per noi. Se viene denunciata la Repubblica, se viene citata in giudizio una giornalista dell’Unità, voglio essere citato anche io in giudizio. Ma che non si parli diffamazione ma di “colpevole di sincerità”. Perché è schifosamente inconcepibile che un uomo della sua carica si permetta, non solo di non chiarire una faccenda alquanto grave, ma anche di dire a me, libero cittadino italiano che non ho mai sputato sulla costituzione per poi avere la faccia da culo tosto di dire il contrario di fronte ai fatti, che dico bugie e cerco di infangare il suo già sporco nome. Quindi sì, sono colpevole, vostro onore, di dire la verità, nient’altro che la verità. Ora, denuncerai tutte le persone sincere?